Functional Training Magazine

IL METODO WTA FUNCTIONAL TRAINING NEL CICLISMO

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Articolo a cura di
WTA Trainer Stefano Ceccon

 

Mi chiamo Stefano Ceccon, ho 43 anni, sono di Bassano del Grappa (Vicenza) e di professione faccio il personal trainer e preparatore atletico. A mia volta pratico discipline di endurance quali ciclismo, corsa, trekking, trail etc…

Fin da piccolo sono sempre stato affascinato dal mondo della preparazione atletica, specie per gli sport cosiddetti “duri”. Restavo affascinato nel vedere come si allenavano i pugili, i fighters, i ginnasti, gli alpinisti etc…

Con il tempo, passando per molteplici discipline sportive, sono arrivato a capire che mi piaceva sempre più il mondo dell’endurance, tipo il ciclismo e la corsa. Iniziai a praticarli, ed ora, dopo 30 anni sono ancora sopra alla sella di una bicicletta e mi diverto ancora a correre nei sentieri di montagna.

Dopo il servizio militare iniziai a lavorare nel mondo del fitness, e ho avuto la fortuna/sfortuna di assistere le varie fasi che questo ambiente ha trascorso. Dalle classi di aerobica all’arrivo delle macchine cardiofitness, alle macchine supertecnologiche, ai servizi dimagrimento livello televendita, in tutta questa evoluzione/involuzione, ci si è dimenticati di una cosa : il corpo umano. Al fine di poter dare un servizio in sintonia con i bilanci aziendali e per accontentare il popolo di chi non ha voglia di fare troppa fatica, abbiamo ridotto le palestre a dei reparti di lungodegenza dove l’unico obiettivo sembra quello di stare seduti su un attrezzo e muoverne i relativi leveraggi, senza nemmeno sapere talvolta a cosa servono. Risultato: cliente contento che crede di poter avere i risultati sperati con nessun impegno, che invece non si realizzeranno mai!

Abbiamo a che fare con una popolazione di sedentari, che ha bisogno di muoversi, di attivarsi dal punto di vista cardiovascolare, di stabilizzare e muovere schiena e bacino, di usare i piedi come madre natura ci ha insegnato, di avere il fiatone, di riuscire a sollevare dei carichi usando il corpo e non delle leve, di potenziare la leva della mano, di sapersi muovere. Possiamo soddisfare tutto questo con degli attrezzi dove si lavora a bacino fermo e bloccato, dove gli stabilizzatori muscolari non intervengono, dove il sistema nervoso non deve intervenire per acquisire il movimento? La risposta non può essere che negativa.

 

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Per fortuna da un po’ d’anni, è tornato il lavoro funzionale, che ho conosciuto grazie all’aiuto di un ex collega. Da allora, non ho più smesso ed ho avuto modo con la WTA Functional Training Academy, di approfondire le mie conoscenze e specializzare le mie competenze in merito.

Parallelamente al fitness, mi sono sempre occupato del preatletismo delle discipline di endurance, e anche in questo campo mi sono sempre chiesto perché si dovessero utilizzare delle macchine per il potenziamento se poi il gesto atletico viene svolto a corpo libero e se il gesto atletico stesso è un insieme di schemi motori e non di isolamento muscolare. Ho quindi deciso di provare a mettermi in gioco di prima persona, iniziando con il funzionale, l’uso delle kettlebells e clubs, del bodyweight ed altro. Ma il mio desiderio più grande era migliorare nella mobilità, nella percezione del mio corpo, nell’elasticità muscolare, nel muovermi meglio. Osservando alcuni video, rimasi affascinato da alcune sequenze del Primitive Functional Movement. Le provai e all’inizio fu un disastro totale. Nonostante fossi allenato sembravo un ferro arrugginito che dolorava ovunque. Non mi scoraggiai e mi iscrissi ad un corso istruttore Primitive. Mi esercitai a lungo ogni giorno, fino a superare l’esame, ma soprattutto fino a portare il mio corpo a dei livelli di mobilità e dinamismo mai conosciuti prima con benefici sia per la mia salute sia per la mia attività sportiva, nonché per il mio lavoro.

Decisi quindi di far utilizzare il metodo ai mie clienti fitness ed agli atleti.

Uso quindi i sistemi Primitive Functional Movement e WTA Functional Training come strumenti per organizzare il percorso che ogni mio cliente/atleta deve svolgere per arrivare al suo obiettivo, dopo aver fatto un analisi posturale dopo aver organizzato e pianificato la strategia di lavoro da effettuare. Penso che un allenatore e personal trainer debba continuamente arricchire il suo carnet di strumenti non comprando attrezzi, ma conoscendo sempre più discipline e protocolli di lavoro, come uno chef che usa gli ingredienti per preparare delle pietanze in base alle necessità degli ospiti.

Qualche giorno fa ho firmato un contratto di collaborazione con una squadra di ciclismo elite femminile. Dal punto di vista ciclistico sono molto forti, ma dal punto di vista della mobilità e stabilità c’è da intervenire, come d’altronde ho dovuto radicalmente intervenire su me stesso. Tutti gli sport ciclici unidirezionali, portano prima o poi, se non compensati ad una limitazione dei range di movimento con una iper specializzazione di soli alcuni schemi motori. Ho quindi deciso di intervenire pianificando dei protocolli di lavoro che prevedano:

  • Primitive Functional Movement : protocollo per la mobilità, la percezione ed il dinamismo muscolare ed articolare. Qui si lavora espressamente a corpo libero.
  • WTA Functional Training : protocollo per migliorare la stabilità del bacino, della tibio tarsica e del ginocchio. Con l’utilizzo del Flying, del Duneball, della Flowbag vado quindi ad eseguire vari esercizi come
  • Squat con Flowbag
  • Affondo con Flowbag
  • Step up su Duneball con Flowbag
  • Russian sit up con Flowbag
  • Squat & press con Flowbag sopra una soft eva step
  • Affondo con vari livelli di destabilizzazione con il Flying
  • Crunch, plank, sit up al Flying
  • Utilizzo delle clave per la mobilità della scapolo omerale con gli esercizi di Gamma Cast
  • Esercizi al Flying per il potenziamento degli extrarotatori e per correggere eventuali atteggiamenti cifotici
  • Kettlebell per potenziare la catena cinetica estensoria dell’anca con gli esercizi di swing singolo o doppio.
  • Tutti gli esercizi di core su Flying, Duneball, Softeva per il potenziamento dello stesso.

In tutti questi esercizi, il comune denominatore è lo stimolo della mobilità articolare, dell’equilibrio, della stabilità del bacino, della forza e della resistenza del corpo nei vari movimenti e non del singolo muscolo, ma soprattutto l’acquisizione di nuovi schemi motori, più o meno complessi. Un atleta più schemi motori possiede, meno si infortuna, più efficacemente esegue il suo specifico gesto atletico e meglio sta. Quindi nel periodo cosiddetto “generale” ovvero quello lontano dalle competizioni, che prepara l’atleta proprio in modo “generale” sarà buona norma esercitare tutte le qualità sopra descritte ovvero :

mobilità articolare, dinamismo, percezione, equilibrio, stabilità, forza e resistenza generali, con dinamiche e gestualità diverse dal gesto atletico, che richiedano l’intervento di quante più catene cinetiche possibili e che trasmettano al sistema nervoso nuovi e complessi schemi motori, soprattutto quelli che prevedano il muoversi sul piano trasverso, spesso dimenticato sopra la scrivania dell’ufficio!