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IL METODO WTA FUNCTIONAL TRAINING NEL BEACH TENNIS: ANALISI DI UN ATLETA

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Articolo a cura di
WTA Coach Dario Bellini

 

Sono un chinesiologo di Rimini, laureato in Scienze Motorie e da più di tre anni utilizzo nel mio lavoro il metodo WTA Functional Training.

Cecilia Vendemini ha 29 anni, è consulente finanziaria ed è una giocatrice di beach tennis di livello. Ha disputato diversi tornei in tutta Italia, qualcuno in Europa ed è tutt’ora molto attiva a livello regionale e provinciale.

La mia collaborazione con Cecilia è iniziata circa 2 anni fa, grazie al fratello che già conoscevo ed avevo allenato come istruttore di sala pesi in palestra.

Cecilia venne da me con un obiettivo preciso: migliorare il servizio e l’attacco nella sua disciplina.

Capii subito il carattere forte e la decisione di questa ragazza che, grazie alla grande passione per lo sport e l’attività fisica (partecipa tutt’ora a diverse gare di podistica ed endurance), conosceva perfettamente i propri limiti ma si era affidata a me per aiutarla a superarli.

Cecilia era una delle poche atlete di beach tennis/volley che avessi visto che non presentasse deficit alla cuffia dei rotatori e all’articolazione della spalla in generale, ma soffriva comunque di cervicalgia (principalmente da stress lavorativo) e di una piccola riduzione di mobilità articolare laterale del bacino.

Il nostro lavoro partì proprio da questi due punti cruciali attraverso una serie di esercizi di Joint Mobility (protocollo WTA di mobilità, flessibilità e coordinazione articolare), che ingaggiassero il corpo a partire dalla zona cervicale fino a quella lombo-sacrale, rafforzati da un lavoro con elastici per gli extrarotatori e abbassatori della spalla.

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Questa routine di esercizi rafforzò ulteriormente la cuffia prevenendo ogni infortunio, riducendo il dolore cervicale e migliorando la mobilità dell’anca; è tutt’ora presente in ogni allenamento come parte del condizionamento generale.
La disponibilità di Cecilia e la sua costanza ci permisero di allenarci in media 2 volte a settimana per quasi due anni consecutivi, potendo così esplorare diverse tecniche e metodologie dell’allenamento funzionale WTA.

Dopo un primo allenamento che definirei di “base” – costituito da esercizi fondamentali come squat, affondi, push up, row , plankecc. – la mia atleta era pronta per superare se stessa e dedicarsi al motivo per cui era venuta.

Il concetto fondamentale messo in luce dall’allenamento funzionale è che il corpo lavora come un tutt’uno, quindi allenare e potenziare gli arti superiori non era certo la soluzione giusta per soddisfare le richieste di Cecilia. La chiave del miglioramento risiedeva nel CORE, e più precisamente nel riuscire a incanalare la potenza dell’articolazione dell’anca attraverso il tronco fino agli arti superiori.

kettlebell-clubs-trainingPer questo motivo Cecilia fu una delle mie prime clienti ad approcciarsi seriamente al Kettlebell & Clubs Training, attraverso il quale il gesto balistico ed esplosivo caratterizzante di queste discipline poteva darci quella “potenza” da noi ricercata.

Questo macrociclo di allenamenti durò diversi mesi partendo con l’apprendimento dello Swing(bi-mono laterale), passando per il
(bi-mono laterale) e concludendosi con lo Snatch/Swipe: dalla potenza esplosiva dell’anca, attraverso il tronco, fino alla spalla.

Burpee, Rock’s Up, Jumping Smashecc.. Questo approccio permise a Cecilia di imparare a gestire la potenza all’interno di un contesto anaerobico/aerobico alternato, ricreando così una situazione quanto più simile a quella di gioco.

La metodologia a tempoTabata si sposò perfettamente con questo tipo di allenamenti e fu la più apprezzata dall’atleta, che riportò un aumento della forza e della resistenza alla forza notevole.

In vista della stagione agonistica alle porte decisi di mettere alla prova Cecilia con un microciclo di allenamento che avrebbe affinato il suo controllo del corpo, permettendogli comunque di conservare l’ottimo lavoro muscolare fatto: il Primitive Functional Movement.

Questo efficiente protocollo di movimenti e proiezioni a corpo libero principalmente a terra fu utile all’atleta da un punto di vista coordinativo e di sinergia corporea, ma soprattutto per migliorare la mobilità articolare e la flessibilità muscolare potenziando così l’efficacia dei gesti balistici appresi nel precedente ciclo di allenamenti.

I mesi seguenti, che coincidevano con la presenza di numerosi tornei in tutta la regione – perciò inappropriati per allenare pesantemente un atleta – mi permisero di curare un aspetto tralasciato da molti che praticano sport su sabbia: la propriocezione.

Creai dei semplici protocolli con esercizi basilari già conosciuti (squat, affondi, step, plank) giocando però sulla componente di instabilità piuttosto che sul carico esterno. Mi avvalsi dell’utilizzo di Dune Ball, Gymball, pedane pliometriche varie, Flying, Flowbag e Flowball e riuscii ad ottenere in poco un grande risultato, dando a Cecilia un vantaggio rispetto ad altri atleti costretti a fatica ad approcciarsi alle diverse condizioni della sabbia delle varie location.

In striscia a questo ciclo di allenamenti iniziai a concentrarmi su un punto che la mia atleta mi aveva fatto presente di ritorno da una sessione particolarmente lunga di tornei : il calo della reattività.

Anche qui trovai la soluzione migliore nel Kettlebell Training che stimola notevolmente la reattività muscolare in sé, ma decisi di dare più spazio alla reattività specifica attraverso esercizi di coordinazione oculo-manuale. Nello specifico utilizzai abbinamenti di esercizi di scatto con resistenza esterna (elastico a muro) e di lancio con attrezzi a superficie irregolare (mini palle da rugby e tennis).

Questo semplice protocollo diede risultati sopra ogni aspettativa che sorpresero persino Cecilia, spronandola a migliorarsi ulteriormente in questo nuovo aspetto.

In conclusione posso dire che dopo quasi due anni di lavoro il miglioramento dell’atleta è stato sensibile, sia a livello sistemico e condizionale, sia a livello analitico e specifico del beach tennis.

Gli allenamenti di Cecilia continuano tuttora e ruotano sempre attorno ai cardini dell’allenamento funzionale attraverso le tecniche e metodologie della WTA, che hanno permesso a lei di avere ottimi risultati e a me grande soddisfazione come Coach.